Luogo
Cattolica, Ravenna,  Emilia Romagna, Italy


Racconto della vicenda

I membri delle famiglie Finzi e Rimini che dopo l’8 settembre 1943 erano fuggiti rispettivamente da Ferrara e Mantova, si recarono in treno a Fano, per spostarsi poi a Gabicce, ritenuta più sicura. Lì si stabilirono, sotto falso nome, Franzi (Finzi) Ruini (Rimini) Carloni (Cantoni) e Vivaldi (Vivanti) grazie alle carte d’identità fornite in bianco dal segretario comunale Loris Sgarbi con la firma del podestà Romeo Zoppi (firma forse apposta dallo stesso Sgarbi, o con la connivenza del podestà) e compilati da Guido Vivanti, dipendente della ditta dei Rimini, in fuga insieme a loro. Alla ricerca di un luogo più sicuro, Enzo Finzi e Giuseppe Rimini si recarono a Ravenna e lì ricevettero aiuto e rifugio presso un commerciante di loro conoscenza, Gino Muratori (poi insignito del titolo di Giusto tra le Nazioni). Lasciata Ravenna, il gruppo si spostò a sud lungo la costa alloggiando in pensioni di Rimini, Fano, poi di nuovo a Gabicce. Giuseppe Rimini e il nipote Cesare Moisé Finzi, si recarono un giorno a Cattolica, alla ricerca di un sarto che confezionasse loro dei cappotti in previsione dell’inverno. Là furono indirizzati alla bottega di Guido Morganti che, sentendo il nome Rimini rivelato dagli stessi, ricostruì un antico debito di riconoscenza nei confronti della famiglia e di Leone Rimini, il nonno di Giuseppe, commerciante di tessuti a Mantova. Questi, aveva aiutato suo nonno, un sarto di Mondaino che si riforniva dalla ditta Rimini e che si trovava in un momento di difficoltà economica. Leone Rimini aveva rinunciando ad esigere un credito ed era ricordato per questo con molta gratitudine. Morganti decise quindi di aiutare il gruppo, organizzandone il trasferimento e un nascondiglio presso dei parenti a Mondaino, dove li portò personalmente su due carretti trainati da buoi, mentre Guido Vivanti li raggiunse un mese dopo. I Finzi e i Rimini restarono nascosti a Mondaino, poi a causa dei bombardamenti sfollarono a Montefiore Conca, dove vissero fino alla Liberazione nel paese che, per una singolare coincidenza, aveva verosimilmente dato nome e natali agli avi del grande filantropo ebreo italo-inglese di epoca vittoriana, Sir Moses Montefiore (Livorno 1784-Ramsgate 1885). Le due parenti più anziane, Maria Cantoni d’Angeli e Ada Finzi Rocca, furono invece alloggiate presso un convento di suore a Morciano. Tutti e tredici sfuggirono alla deportazione grazie all’azione di Morganti (e dell’altro Giusto tra le Nazioni, Gino Muratori). Ripresa la propria identità dopo la Liberazione, a seguito di un periodo trascorso a Mondaino, a fine aprile 1945 tutti fecero ritorno a Mantova e a Ferrara. La storia del salvataggio, mai divulgata da Morganti nemmeno ai parenti più prossimi e di cui era a conoscenza solo la moglie Ada, è divenuta nota grazie ai racconti autobiografici pubblicati da due dei salvati, all’epoca bambini, i cugini Cesare Rimini (1997) e Cesare Moisé Finzi (2006). Il 20 novembre 2007, nel corso di una cerimonia presso la sala consigliare di Palazzo Mancini a Cattolica, un rappresentante dello Stato di Israele ha consegnato alla figlia Bruna Morganti il riconoscimento di Giusto tra le Nazioni in memoria del padre Guido. Nel 2008 gli è stata intitolata una strada nel comune di Cattolica. Il 6 marzo 2015, al Parco 25 aprile di Rimini, nel Giardino dei Giusti, è stata scoperta la targa in sua memoria alla presenza di Cesare Moisé Finzi. Il 7 ottobre 2017 in Piazza della Repubblica a Cattolica, gli è stato dedicato un murale.


Bibliografia* Legata alla storia
C. M. Finzi, Qualcuno si è salvato ma niente è stato più come prima, Cesena: Il Ponte Vecchio, 2006; C. Rimini, Una carta in più, Milano: Mondadori 1997; C. M. Finzi, “Un sarto riconoscente”, 466-469 in L. Picciotto, Salvarsi. Gli Ebrei d’Italia sfuggiti alla Shoah 1943-1945, Torino: Giulio Einaudi editore, 2017.