Luogo Parma, Emilia Romagna, Italy
Racconto della vicenda

Nel 1938 la famiglia Basevi, composta da Ettore, la moglie Golda Mishelsky (o Myshelskis), la figlia Licinia e i due gemelli Anna e Nino, lascia Fiume per trasferirsi a Trieste. I Basevi, sposati giovanissimi, erano andati a Fiume nel 1934, perché Ettore, ingegnere chimico, era stato chiamato a dirigere i laboratori delle raffinerie statali. Con l’emanazione delle leggi razziali, il capo della raffineria consiglia Basevi di riparare a Trieste, dove riesce a trovare lavoro. La moglie Golda, di origine lituana, raggiunge insieme ai tre bambini la propria famiglia in Lituania. Qui però scopre che i russi hanno espropriato tutti i beni della sua famiglia e che, essendo di estrazione borghese, rischia la deportazione in Siberia. Nel 1941 il Console italiano suggerisce a Golda Mishelsky di tornare in Italia. Da qui, la famiglia riunita avrebbe poi cercato di scappare verso l’Argentina, dove si era già rifugiata una zia. Mentre Golda si sposta spesso attraverso l’Italia con i bambini, vivendo in alberghi, Ettore inizia a lavorare per la società Indolio di Trieste, insieme ad Attilio Cornini, un commerciante di combustibile originario di Parma.
Nel settembre 1943 è chiaro che il pericolo per gli ebrei, con l’occupazione nazista, sarebbe stato molto più alto. Cornini propone allora a Ettore Basevi, in accordo con la moglie Jole, di nascondersi nella sua casa di via Duca Alessandro a Parma. La famiglia Basevi si ricongiunge e per due mesi vive insieme ai Cornini e ai loro due figli, Ruggero, coetaneo dei figli dei Basevi, e Cristina, di pochi mesi.
Tuttavia, i vicini iniziano a fare domande su chi siano quegli ospiti. Per questo motivo, Attilio Cornini propone ai Basevi di trasferirsi temporaneamente in un albergo, a sue spese, in attesa di trovare un nuovo nascondiglio più sicuro. Insieme al terzo socio della loro azienda, Pozzi, originario di Novara, Cornini trova per Ettore Basevi un lavoro in quella città e una sistemazione per la famiglia presso il Sacro Monte di Varallo in provincia di Vercelli. Grazie all’aiuto di padre Francesco Fasola, rettore del santuario, Golda e i figli vengono ospitati presso un convento di suore. Quando però le religiose scoprono che sono ebrei, i Basevi sono costretti ad andarsene. Provvede allora un sacerdote legato alla resistenza locale, un certo don Gianni, a trovare per i Basevi un luogo di ospitalità nella casa di alcuni contadini, i Traglio, dove rimangono dall’inverno 1944 alla Liberazione. Nella valle in cui si nascondono manca il sale: Ettore Basevi, grazie alle sue competenze, riesce a prepararne chimicamente, distribuendolo tra i contadini. Per riconoscenza, ai Basevi vengono forniti documenti falsi che permettono loro di non essere scoperti.
Nel 1949 la famiglia Basevi emigra in Israele.
Il 17 aprile 2012, nel corso di una cerimonia presso la Prefettura di Parma, Sara Gilad, rappresentante dell’Ambasciata di Israele, consegna a Ruggero e Cristina Cornini il riconoscimento di Giusti tra le Nazioni in memoria dei genitori Attilio e Jole. (EP)

Bibliografia
Salvarono una famiglia ebrea: i parmigiani Attilio e Jole Cornini nei “Giusti tra le nazioni”, “La Gazzetta di Parma”, 16 aprile 2012, https://www.gazzettadiparma.it/archivio/2012/04/16/news/salvarono_una_famiglia_ebrea_i_parmigiani_attilio_e_jole_cornini_nei_giusti_tra_le_nazioni_-701912/
Attilio e Iole Bosi Cornini, Giusti tra le Nazioni, Spaggiari, Parma 2014.

Fonti multimediali
Intervento di Sara Gilad per il conferimento dell’onorificenza: https://www1.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/23/9939_PR_intervento_Gilad.pdf